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Storie di donne in Calabria

Aggiornamento: 3 mar 2023






In occasione dell'imminente ricorrenza della Giornata Internazionale della donna abbiamo deciso di proporvi alcune figure native o di adozione calabrese, che vi hanno vissuto e di cui non si è ancora parlato abbastanza, soppiantate dalla memoria storica anche a causa dell’appartenenza al genere femminile.


La donna in questione è Clelia Pellicano, una marchesa di origine campana nata nel 1873: fu femminista e giornalista in un’epoca in cui le donne non avevano diritti e raccontò la Calabria delle contadine, delle operaie, della popolazione femminile sottomessa e senza voce.


Radici biografiche


Il padre, magistrato di origine pugliese, era un barone di stampo garibaldino, tanto da venir nominato da lui stesso ministro. La madre era nata in America e figlia di un protagonista del risorgimento italiano.

Ultima di quattro figli, la Pellicano si forma in un clima stimolante, anche se l’educazione che riceve è rigorosa. La sua famiglia di origine è immersa nella storia risorgimentale italiana: suo padre occupò anche posizioni importanti in ambito Statale come ministro.


Il legame con la Calabria


Date le origini variegate, nella sua vita si incrociano tanti luoghi: tuttavia è la Calabria la realtà d’ispirazione e in cui si sviluppa e fermenta la coscienza di questo personaggio femminile dal forte temperamento.


La sua produzione è stata riscoperta in tempi recenti, grazie a convegni in cui è stato approfondito il ruolo di pioniera del femminismo italiano ed europeo e come autrice di racconti e romanzi di impianto realistico. Un occhio particolare nell'ambito della cronaca, è stato l'osservazione e l'indagine sul movimento per i diritti alle donne e sul lavoro femminile, osservando molto da vicino le operaie del Reggino.


L’ arrivo nella Locride


La Pellicano si trasferisce nella Locride a 16 anni, quando sposa il marchese Francesco Maria Pellicano di Gioiosa Jonica, ufficiale di cavalleria, poi deputato, anch’egli esponente di una famiglia illustre. Un’unione molto felice da cui nasceranno sette figli ma che non le precluderà di prendere parte alla vita politica e sociale del tempo e di mettere in pratica le idee laiche e socialiste.

L'attivismo politico: temi significativi


Clelia si pone in prima linea per difendere i diritti delle lavoratrici e il diritto delle donne al voto. Uno degli esempi più eclatanti di tale impegno, è l’intervento nel corso del Congresso internazionale femminile di Londra, al quale partecipa come delegata del Consiglio nazionale delle donne italiane. In questa sede afferma:




«Ricordatevi voi donne d’ogni razza, d’ogni paese – da quelli dove splende il sole di mezzanotte a quelli in cui brilla la Croce del Sud – qui convenute nella comune aspirazione alla libertà, all’uguaglianza, strette da un nodo di cui il voto è simbolo, ricordatevi che il nostro compito non avrà termine se non quando tutte le donne del mondo civilizzato saranno sempre monde dalla taccia d’incapacità,

d’inferiorità di cui leggi e costumi l’hanno bollate finora ».


Nel 1914 partecipa a Roma al Congresso per i diritti delle donne, proponendo l’ordine del giorno approvato dalle congressiste della capitale: lavoro alle donne «più esteso e meglio ricompensato » e anche «concessione del voto politico alla donna, ovunque e presto, in difesa del suo diritto e a tutela del suo lavoro ».


Riguardo alle iniziative territoriali portate avanti nella Locride, nel 1912 si fa promotrice di una sottoscrizione nazionale che si conclude con l’acquisto di un camion-ambulanza-aereo per il trasporto e la cura dei feriti di guerra e dei malati. «L’aeroplano della pietà », lo chiamano sui giornali.

Cresce i suoi sette figli nella tenuta del marito di Gioiosa Jonica, alternando soggiorni in altre residenze, a Castellamare di Stabia, Napoli e Roma. Il loro salotto romano è frequentato da protagonisti della letteratura nazionale di fine Ottocento. Rimasta prematuramente vedova nel 1909, la giovane è costretta a occuparsi del patrimonio familiare, che comprende la gestione delle aziende agricole e le coltivazioni del gelso bianco con l’allevamento del baco da seta.


La produzione letteraria


L'impegno politico non è l'unica attitudine della donna; la Pellicano si dedica molto alla scrittura. All’inizio della produzione letteraria, ricorre allo pseudonimo Jane Gray per pubblicare gli scritti, nome ispirato alla prima regina d’Inghilterra e d’Irlanda che regnò soltanto nove giorni e nipote di Enrico VIII che fu condannata prima alla prigionia e poi alla decapitazione dalla cugina Maria I Tudor.

La scelta dello pseudonimo è legata alla volontà di nascondersi dal padre, che disapprova la dedizione per la scrittura. Collabora con molte riviste importanti del tempo: la torinese «La donna», la famigerata «Nuova antologia » e la rivista napoletana «Flegrea».

Con lo pseudonimo scrive la prefazione del libro La donna e la legge del politico e avvocato Carlo Gallini, supportando la battaglia per ammettere l’universo femminile al voto, pubblicato dall’editore Loescher nel 1910.

Con riferimento al territorio della Locride, la Pellicano pubblica su “Antologia Nuova” nel 1907 l'indagine Donne e industrie in provincia di Reggio Calabria descrivendo le condizioni difficili in cui versava l’universo femminile.


I temi principe della sua letteratura sono tratti dalla vita quotidiana: narra storie calate nella realtà calabrese, tra religiosità , folklore, drammi sociali e salotti nobiliari. In alcuni scritti, come nel romanzo La vita in due, del 1918, racconta le difficoltà matrimoniali e familiari, i rapporti tra marito e moglie, genitori e figli, famiglia e ambiente. Conosce pregi e difetti dei ceti sociali del Sud e compone i suoi scritti facendo riferimento ai due grandi maestri Verga e Pirandello. Del 1908 è invece la raccolta di Novelle calabresi, firmata Jane Grey, quella che è considerata la sua opera più matura artisticamente.

Tra le Novelle calabresi, c’è «La farsa di Rosetta», completamente ambientata nella realtà gioiosana, raccontata con ironia e attenzione puntigliosa alla realtà.


Nell’opera figurano storie che affrontano temi importanti e portano a profonde riflessioni sulle figure femminili e sulla società patriarcale. Ecco alcuni esempi:

1. «Marinella» tratta della morte di una bambina morsa da un pesce velenoso;

2. «La dote» indaga la pratica di far monache le figlie femmine per preservare l’eredità ai maschi;

3. «Schiave» descrive le donne che diventavano serve dei mariti;

4. «Colpo di stato» narra la storia di due cugini che bramano l’eredità di un vecchio zio prete e che uccidono la sua concubina.


Purtroppo Clelia Pellicano non vide la conclusione della lotta per il suffragio universale ma ne contribuì in maniera vivace e originale. Una storia da donna vissuta nella Locride da conoscere e approfondire poiché le sue battaglie sono quanto mai attuali.

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