Sulle orme della musica tradizionale: la lira



La lira è uno strumento giunto a noi nella maggior parte dei casi attraverso culture orali di una larga parte della sponda settentrionale del Mediterraneo centro – orientale. Questa è una caratteristica geografica fondamentale per la storia dello strumento che si è conservato intatto nella struttura nel corso dei secoli.

Diffusione dello strumento

La lira si trova nelle culture musicali orali di luoghi apparentemente distanti: Calabria, Croazia, Romania, Macedonia, Tracia, Macedonia Greca, nella versione antica di Creta e nella versione antica di Kharpatos. Nelle isole greche (come Rodi e Santorini) la sua struttura varia, mentre in Turchia viene chiamata “violino dei greci”. In altri casi, come in Bulgaria, lo strumento ha subìto delle modifiche sostanziali alla struttura, come l’aumento del numero delle corde. Il ricercatore Ettore Castagna, alla luce di questa omogeneità sostanziale, parla di gruppo lira bizantina argomentandone le ragioni storiche.

Il viaggio dello strumento

Com’è arrivato lo strumento ad arco in Europa, dal momento che in epoca antica non si conoscevano strumenti di questo tipo? L’ipotesi più accreditata è che sia giunto a noi con la contaminazione culturale degli Slavi da nord e degli Arabi da sud. Attraverso le due popolazioni, l’Europa medioevale conobbe gli archi e li assimilò nella cultura, dandone una nuova interpretazione. Per questi motivi dire che la lira sia solo uno strumento greco sarebbe riduttivo, visto il grado di compenetrazione etnica e culturale del periodo: si tratta di uno strumento bulgaro, croato, rumeno, turco, maltese e italiano (calabrese).

Come arriva la lira in Calabria?

Passiamo all’argomento fondamentale: come fece lo strumento ad espandersi sino in Calabria, e più precisamente nella Locride?
La Regione è fondamentale perché è l’unico territorio con tracce storico-etnografiche che comprovino la presenza dello strumento in Italia. Che la Calabria sia stata oggetto, nel passato come nel presente, di transiti migratori di vario genere non è un segreto: conosciamo le varie dominazioni succedute nel corso dei secoli prima del dominio borbonico.
La storia non può ridursi però ad una successione di dominazioni; si tratta anche di movimenti migratori di altra natura: politici, economici e religiosi, imposti dal Mediterraneo. Un esempio è l’ingresso dei guerrieri armeni in Calabria, “importati” dai bizantini per controllare i confini, come sottolinea nuovamente Castagna. Ne resta traccia nel sito di Rocca Armenia (RC). Ma non è l’unico nel panorama regionale: si potrebbero citare gli occitani di Guardia Piemontese (Cs) alla ricerca di pace dalle guerre di religione, l’arrivo degli zingari e la stabilizzazione degli Arbereshe che dal XV secolo si insediarono in Calabria e nel resto del Sud. La Calabria accoglie ancora oggi gli insediamenti più numerosi di Arbereshe, concentrati soprattutto nella provincia Cosentina.

Sulle tracce della lira

Negli anni '80 un gruppo di giovani musicisti e ricercatori di Catanzaro con la passione per l’antropologia decide di ritrovare in Calabria tracce della lira. Fra questi vi era lo stesso Ettore Castagna. I ricercatori erano già consapevoli che nel mondo contadino e pastorale l’apprendimento degli strumenti era considerato indispensabile sin dall’infanzia. La ricerca di quel periodo e quelle successive portarono ad identificare una decina di suonatori ancora capaci di prendere in mano lo strumento ed eseguire un brano riconoscibile come serenata, aria, suonata a ballo. In vari altri casi avvenne il ritrovamento dello strumento ma non, purtroppo, del musicista perdendo un pezzo di storia della tradizione orale.

La specificità della Calabria meridionale

Come mai allora le testimonianze della lira sono concentrate nella Calabria centro-meridionale anziché nella Calabria settentrionale?
Riprendendo il discorso di Castagna, si può ragionare osservando la cartina che la sociolinguistica storica ha delineato come area di diffusione della parlata greca in Calabria verso il XV secolo. Essa arriva all’istmo di Catanzaro ed è, dunque, sovrapponibile all’area di diffusione della lira. La lingua greca delimita pertanto il confine geografico dello strumento.

Passando infine alla ricerca di una data possibile di arrivo della lira in Calabria, possiamo affermare che la lira sia “greca”, anzi “bizantina”: questo elemento è ritenuto un dato certo dagli stessi studiosi greci. Se l’incubatore della lira è il mondo bizantino quando arriva la lira in Calabria? Continuando ad analizzare l’opinione di Castagna, l’arrivo dello strumento può essere ipotizzabile a partire dalla fine del basso medioevo quando nonostante la Calabria non fosse più bizantina, permaneva una forte cultura greca ed ellenofona. Un esempio su tutti ne è la diocesi di Gerace: essa rimase di rito orientale sino al XV secolo.


Per approfondire l'argomento:
Castagna Ettore, Lire migranti. Etnografia e immaginazione sulle origini storiche della lira in Calabria
Fera Amedeo, https://liracalabrese.blogspot.com/

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